GLI STATI GENERALI DELLA SALUTE.
di Raffaele Cascone

"L'elemento che le medicine non convenzionali hanno in comune è il fatto di non essere riconosciute dalle autorità mediche.
Le medicine non convenzionali sono distinte dalla medicina alternativa poiché sono interi sistemi di medicina, che, in quanto tali, sono di fatto, e devono esserlo per legge, di competenza esclusiva della professione medica."

Questa argomentazione di stampo retorico delinea la posizione prevalente all'interno della corporazione medica italiana, come veniva articolata dal progetto di legge numero 640, appena arenatosi alla commissione affari sociali della camera del 19 Gennaio 2002.
Questo progetto mirava, da un lato, ad annettere alla corporazione medica l'intero vastissimo territorio delle medicine complementari- alternative, dall'altro, ad opporre un ultima resistenza al grande cambiamento negli stili di vita e nel rapporto alla salute in atto nei paesi occidentali:

primi tra questi il Regno Unito in cui la Medicina complementare è laica ed autoregolamentata dalle organizzazioni professionali e secondi gli Stati Uniti dove dopo dodici anni di lavori il National Institute of Complementary Alternative Medicine dei N.I.H. (National Institutes of Health) assieme alla recentemente istituita White House Commission for Complementary Alternative medicine sta infine delineando le basi scientifiche e le linee guida per la complessa regolamentazione del settore.
In queste circostanze da noi gioverebbe che operatori della salute non medici ed i loro assistiti, per una volta non rispondessero a retorica con retorica e all'opportunismo della grande corporazione con la difesa solitaria della propria parrocchia. Questa volta è in gioco l'intero assetto del sistema della salute, la forma e lo stile di vita del prossimo futuro, che le decisioni politiche di oggi delineano.
Se non si definisce ciò che accomuna le varie forme della medicina complementare-alternativa, allora l'unica caratterizzazione è in negativo, rispetto a quello che non sono, proprio come la legge arenata osservava: non convenzionali.

Forse è il momento di venire una volta per tutte allo scoperto e definire la specificità e la differenza sostanziale tra l'altra medicina e la medicina biotecnologica:
l'altra medicina si incentra sull'arte e la scienza della relazione, sul sentimento, sulle doti umane, tutto quello che il tecnicismo elimina, e sul riconoscimento che l'individuo è un essere corpo-mente e forse spirito.
Da ciò nascono due interrogativi che nessuno si è sognato di porre, figuriamoci di rispondere:
allo stato delle cose, chi è di fatto, per consuetudine e per formazione titolare di queste competenze?
E soprattutto chi è designato a rispondere a queste domande? La federazione degli ordini dei medici? Un gruppo di parlamentari medici della commissione affari sociali? Il Vaticano? Un dibattito nazionale di lunga durata, ben informando tutti per coinvolgerli a contribuire, una sorta di stati generali su salute e benessere collettivi e personali?

La visione emergente del sistema della salute sposta infatti la questione del soggetto umano dalla propaganda ricambista biotecnologica ­organi e corpi di ricambio per tutti- ad un campo in cui le relazioni interpersonali e con l'ambiente contano in tutti i loro aspetti qualitativi più sottili, perché le relazioni regolano la fisiologia: è in questo spirito che i ricercatori più seri tendono a "sociologizzare" oggi le scienze cosiddette "dure", come le neuroscienze cognitive e sistemico-relazionali.
La gerarchia terapeutica viene capovolta: i titolari della competenza "su" l'essere umano sono innanzitutto il soggetto stesso, con la sua rete di relazioni, chiamato per primo ad interrogarsi sul senso, per quanto oscuro possa sembrare agli altri e addirittura a sé stesso, della sua vita e della sua morte, della sua salute e della sua malattia, del suo benessere, del sintomo e della sua sofferenza.
In second'ordine poi c'è la riflessione filosofica, antropologica, politica, sociologica, psicologica e solo in ultima istanza quella del riduttivismo ricambista biotecnologico.
Ed è il momento che qualcuno mostri ai disinformati il paradigma emergente e l'enorme mole di ricerca scientifica convalidante disponibile sulle varie forme di medicina complementare.

Indiciamo la convocazione degli stati generali. Chi sarà interessato a partecipare?

Di sicuro innanzitutto, per consuetudine storica, noi che siamo l'alta borghesia della medicina complementare, in quanto già parte di altri albi professionali, psicoterapeuti, medici, biologi, giornalisti, commercianti professionisti del naturale, poi il Vaticano, che di etica, anima e spirito se ne intende, e poi i sindacati. Il grande interrogativo resta sempre: che farà il lumpen proletariat, la piazza anarcoide che nell'ora fatale moltiplica le risse tra bande, fazioni, gruppi etnici e microdisciplinari? I reflessologi di Pisa smetteranno la lotta fratricida con i riflessologi (questa volta con la I, ndr) di Firenze? E se un'improbabile inversione di tendenza desse piena autonomia e status professionale agli operatori del naturale, quanti sopravviverebbero nel territorio aperto comune e soprattutto allo choc futuro di un'inevitabile sindacalizzazione?