"L'elemento che le medicine non convenzionali
hanno in comune è il fatto di non essere riconosciute dalle
autorità mediche.
Le medicine non convenzionali sono distinte dalla medicina alternativa
poiché sono interi sistemi di medicina, che, in quanto
tali, sono di fatto, e devono esserlo per legge, di competenza
esclusiva della professione medica."
Questa argomentazione di stampo retorico delinea
la posizione prevalente all'interno della corporazione medica
italiana, come veniva articolata dal progetto di legge numero
640, appena arenatosi alla commissione affari sociali della camera
del 19 Gennaio 2002.
Questo progetto mirava, da un lato, ad annettere alla corporazione
medica l'intero vastissimo territorio delle medicine complementari-
alternative, dall'altro, ad opporre un ultima resistenza al grande
cambiamento negli stili di vita e nel rapporto alla salute in
atto nei paesi occidentali:
primi tra questi il Regno Unito in cui la Medicina
complementare è laica ed autoregolamentata dalle organizzazioni
professionali e secondi gli Stati Uniti dove dopo dodici anni
di lavori il National Institute of Complementary Alternative Medicine
dei N.I.H. (National Institutes of Health) assieme alla recentemente
istituita White House Commission for Complementary Alternative
medicine sta infine delineando le basi scientifiche e le linee
guida per la complessa regolamentazione del settore.
In queste circostanze da noi gioverebbe che operatori della salute
non medici ed i loro assistiti, per una volta non rispondessero
a retorica con retorica e all'opportunismo della grande corporazione
con la difesa solitaria della propria parrocchia. Questa volta
è in gioco l'intero assetto del sistema della salute, la
forma e lo stile di vita del prossimo futuro, che le decisioni
politiche di oggi delineano.
Se non si definisce ciò che accomuna le varie forme della
medicina complementare-alternativa, allora l'unica caratterizzazione
è in negativo, rispetto a quello che non sono, proprio
come la legge arenata osservava: non convenzionali.
Forse è il momento di venire una volta
per tutte allo scoperto e definire la specificità e la
differenza sostanziale tra l'altra medicina e la medicina biotecnologica:
l'altra medicina si incentra sull'arte e la scienza della relazione,
sul sentimento, sulle doti umane, tutto quello che il tecnicismo
elimina, e sul riconoscimento che l'individuo è un essere
corpo-mente e forse spirito.
Da ciò nascono due interrogativi che nessuno si è
sognato di porre, figuriamoci di rispondere:
allo stato delle cose, chi è di fatto, per consuetudine
e per formazione titolare di queste competenze?
E soprattutto chi è designato a rispondere a queste domande?
La federazione degli ordini dei medici? Un gruppo di parlamentari
medici della commissione affari sociali? Il Vaticano? Un dibattito
nazionale di lunga durata, ben informando tutti per coinvolgerli
a contribuire, una sorta di stati generali su salute e benessere
collettivi e personali?
La visione emergente del sistema della salute
sposta infatti la questione del soggetto umano dalla propaganda
ricambista biotecnologica organi e corpi di ricambio per
tutti- ad un campo in cui le relazioni interpersonali e con l'ambiente
contano in tutti i loro aspetti qualitativi più sottili,
perché le relazioni regolano la fisiologia: è in
questo spirito che i ricercatori più seri tendono a "sociologizzare"
oggi le scienze cosiddette "dure", come le neuroscienze
cognitive e sistemico-relazionali.
La gerarchia terapeutica viene capovolta: i titolari della competenza
"su" l'essere umano sono innanzitutto il soggetto stesso,
con la sua rete di relazioni, chiamato per primo ad interrogarsi
sul senso, per quanto oscuro possa sembrare agli altri e addirittura
a sé stesso, della sua vita e della sua morte, della sua
salute e della sua malattia, del suo benessere, del sintomo e
della sua sofferenza.
In second'ordine poi c'è la riflessione filosofica, antropologica,
politica, sociologica, psicologica e solo in ultima istanza quella
del riduttivismo ricambista biotecnologico.
Ed è il momento che qualcuno mostri ai disinformati il
paradigma emergente e l'enorme mole di ricerca scientifica convalidante
disponibile sulle varie forme di medicina complementare.
Indiciamo la convocazione degli stati generali. Chi sarà interessato a partecipare?
Di sicuro innanzitutto, per consuetudine storica, noi che siamo l'alta borghesia della medicina complementare, in quanto già parte di altri albi professionali, psicoterapeuti, medici, biologi, giornalisti, commercianti professionisti del naturale, poi il Vaticano, che di etica, anima e spirito se ne intende, e poi i sindacati. Il grande interrogativo resta sempre: che farà il lumpen proletariat, la piazza anarcoide che nell'ora fatale moltiplica le risse tra bande, fazioni, gruppi etnici e microdisciplinari? I reflessologi di Pisa smetteranno la lotta fratricida con i riflessologi (questa volta con la I, ndr) di Firenze? E se un'improbabile inversione di tendenza desse piena autonomia e status professionale agli operatori del naturale, quanti sopravviverebbero nel territorio aperto comune e soprattutto allo choc futuro di un'inevitabile sindacalizzazione?