"La sola ragione d'essere di un essere è essere, quindi agire, per mantenere il suo essere. Un sistema nervoso non serve che ad agire" (H. Laborit)

 

La rivoluzione di Laborit

di Raffaele Cascone


Termini come corpo, mente, salute, disfunzione malattia, nell'uso corrente significano tutto quello che ciascuno di volta in volta gli attribuisce e poco o niente di condiviso.
Nella confusione concettuale, amplificata ulteriormente dal mercato globale della salute, Henri Laborit, premio Lasker (il Nobel americano) e padre della psico-neuro-immuno-endocrinologia, apporta un riorientamento nei fondamenti della medicina e della psicologia, riformulando la questione mente-corpo e fornendo le basi per una nuova teoria della salute e della malattia.

La teoria della salute

Per Laborit, la salute non è soltanto il mantenimento dell'omeostasi ristretta, dell'equilibrio interno, ma significa mantenere il proprio equilibrio in relazione all'ambiente esterno, con il quale dobbiamo negoziare in continuazione le condizioni per il nostro equilibrio.
Quando ciò non è possibile, la risposta naturale è la lotta o la fuga per eliminare ciò che ci impedisce di essere in equilibrio. Ma se le condizioni ambientali non ci consentono né di gratificarci, né di lottare, né tanto meno di fuggire, l'ambiente ci modifica al di là delle possibilità di difesa. In questo caso, si dice che "subiamo l'ambiente", in altre parole ne riceviamo un'aggressione, e allora il rapporto con l'ambiente ci disorganizza. E' qui che tutte le dis-regolazioni e le patologie hanno inizio.

"Sostenere le difese"
Henri Laborit da chirurgo, aveva osservato, nell'immediato dopoguerra, che ad operazioni perfettamente riuscite seguiva troppo di frequente la morte del paziente per choc operatorio: la malattia postoperatoria. Si riteneva all'epoca che tale mortalità fosse dovuta all'esaurimento dei mezzi di difesa dell'organismo. Per questa ragione si interveniva per "sostenere le difese" , somministrando adrenalina e altri farmaci.
Laborit, avendo notato che questi rimedi non facevano altro che affrettare la fine, operò un radicale capovolgimento concettuale: Non bisognava potenziare le difese, ma al contrario sedarle!
Questo perché un'operazione chirurgica è un'aggressione, a cui l'organismo risponde attivando tutte le difese, che non sono altro che la preparazione alla lotta o alla fuga. Non potendo né lottare, né fuggire, l'organismo subisce l'aggressione immobilizzandosi, con le sue difese attivate al massimo: la sindrome d'inibizione d'azione conseguente genera una serie di reazioni a cascata nell'organismo che possono provocare la morte, per eccesso di difese, tanto più facilmente quanto più vitale è l'organismo che le subisce.

Star bene nella propria pelle
In realtà, la malattia postoperatoria si prepara prima ancora di essere operati, anche nell'attesa dell'aggressione. E' aggressione tutto ciò che impedisce all'organismo di mantenere il suo equilibrio interno. Sono disorganizzanti tutte le circostanze e le relazioni in cui l'organismo non può negoziare con l'ambiente le condizioni adeguate alla sua sopravvivenza, al suo benessere, al suo "star bene nella propria pelle" (Laborit). Dalle basi di questa nuova teoria dell'eziopatogenesi, dando continuità alle ultime ricerche del compianto Henri, con la collaborazione del collega Enrico Brun ho descritto, nel libro "L'inibizione d'azione, un integrazione sistemica in psicoterapia e per le medicine complementari", le condizioni specifiche comportamentali e biologiche della salute, nonché le condizioni di vincolo ambientali e relazionali, all'interno delle quali l'organismo, nella sua interezza e in specifici sistemi critici, funziona come un vero e proprio apparato della salute e della guarigione, ed al di fuori delle quali le disregolazioni iniziano a preparare le reazioni a cascata della patologia.

Noi siamo un sistema strutturalmente accoppiato all'ambiente, con cui ci co-evolviamo e ci co-costruiamo. Da questo punto di vista, i confini tra termini quali mente, corpo, ambiente, relazioni e quelli tra definizioni disciplinari, cominciano ad annullarsi; emerge così un nuovo sguardo sulla realtà che permette di scorgere non più soltanto funzioni e manifestazioni locali di parti, ma funzionamenti globali di interi sistemi, quali l'essere corporeo nel suo ambiente.
Nell'evoluzione, le azioni che conducono al successo nella sopravvivenza e gli stati di funzionalità interni, sono stati da sempre accompagnati da sensazioni interne "piacevoli", che Candace Pert in Molecole dell'emozione (Ed. Corbaccio) identifica con la circolazione diffusa delle correnti dei neuropeptidi, star bene nella propria pelle. Cercare la gratificazione e sfuggire al dolore ed alla disorganizzazione è la strategia più elementare di sopravvivenza. Per contro relazioni non favorevoli alla sopravvivenza ed al benessere, si accompagnano a sensazioni specifiche di disfunzione e sofferenza.
Queste sensazioni, a loro volta, retroagiscono con il sistema nervoso centrale e periferico e con il sistema nervoso enterico (The second brain, Gershon, M., Harper, New York, 1999) attivando di volta in volta o il sistema della gratificazione, o il sistema della frustrazione e il sistema dell'inibizione che presiedono all'estrema difesa dell'immobilità.

Sensazioni piacevoli attivano il sistema della gratificazione che a sua volta segnala al sistema dell'allarme che tutto va bene e quest'ultimo si calma. Se non ci sono sensazioni piacevoli, indicatrici di sopravvivenza, e per giunta ci sono sensazioni di fastidio, il sistema dell'allarme rimane sempre attivo, e la cascata che conduce alla patologia ha inizio.
Questi meccanismi sono indipendenti dal controllo cosciente nell'adulto e sono attivissimi nel neonato prima ancora che possa costruire rappresentazioni coscienti e possa elaborare una qualsiasi linea di difesa. Il neonato nascendo profondamente immaturo da un punto di vista motorio, dipende per la sua sopravvivenza interamente dalle cure della madre. Dalla qualità del suo rapporto con la madre dipende la calma o l'attivazione del sistema dell'allarme.

La sindrome d'inibizione
Laborit ha mostrato che, per subire una disorganizzazione, un essere deve essere dotato di memoria. Ciò che genera disregolazione prima e patologia poi, è l'essere sottoposti a lungo, oltre le capacità di adeguamento, a situazioni fastidiose rispetto alle quali non si può né lottare per eliminarle, né fuggire per allontanarle. Si memorizza l'inefficacia delle proprie azioni-reazioni. Nasce la cosiddetta sindrome di inibizione d'azione, uno stato neurologico, neuro-endocrino, psicologico e somatico in cui l'asse della lotta o della fuga, ipofisi-ipotalamo-surrenali è continuamente attivo per due ragioni, schematicamente:
1. lo stress prolungato fa saltare il sistema dei recettori ai glicocorticoidi che segnalano all'asse di calmarsi
2. si blocca l'unico sistema che può dare il segnale di calma: il Medial Forebrain Bundle, l'asse neurale della gratificazione, scoperto da Odds e Milner, che segnala che l'azione si è conclusa con efficacia.

Massicce dosi di gratificazione potrebbero riportare al riequilibrio, ma una disorganizzazione generalizzata comportamentale, relazionale e biologica, come la costrizione periferica e la cattiva circolazione corporea, impediscono la capacità periferica alla gratificazione, allo star bene: il circolo si chiude su sé stesso. Dalla disregolazione, la patologia ha inizio. Questa è hard science: tutta la cascata biochimica che la genera è stata descritta e mappata.

Il potere della gratificazione
Di conseguenza si può considerare terapeutico tutto ciò che riesce ad interrompere, nelle regolazioni relazionali e nelle regolazioni interne, questa successione di eventi nell'arco di tempo che va dalla disregolazione fino alla patologia. E' terapeutico tutto ciò che rimette in azione il sistema della gratificazione, il sistema dell'azione efficace, e che fa costruire nuove memorie di azione efficace e gratificazione al posto di quelle dell'allarme.
I metodi che funzionano possono essere tanti. Fino ad oggi la loro efficacia era più il risultato di intuizione ed arte terapeutica che di conoscenze scientifiche. Laborit ha dato le basi per procedere in modo scientifico nella diagnosi, nella cura e nella valutazione dei metodi sia della medicina ortodossa che della medicina complementare.
Dopo Laborit inoltre c'è la possibilità di identificare, attraverso la diagnosi relazionale e gli esami di laboratorio della biologia comportamentale e della medicina funzionale, le condizioni di dis-regolazione relazionale e di dis-regolazione biologica che portano alla patologia, molto prima che la patologia arrivi e di valutare l'efficacia della cura e dei vari metodi. E' possibile altresì valutare, in un quadro diagnostico e terapeutico unitario e coerente, la miriade di dati clinici e di laboratorio che la bio-medicina corrente mette a disposizione, che sarebbero altrimenti insignificanti.
Nel nuovo paradigma, salute e malattia non sono solo questione di scienza e professionalità. Identificare sul piano scientifico le condizioni individuali e relazionali per la sopravvivenza e per il benessere, non è sufficiente se i rapporti socio-culturali e la forma di vita correnti non cambiano e non si ricostruiscono tenendone conto.