Integrazione Sistemica
e

sviluppo del potenziale personale.

 

Raffaele Cascone

 

 

In una fase avanzata dello sviluppo trovare il senso della propria vita è un fattore essenziale di sopravvivenza. Ha senso ciò che fa piacere e che connette il proprio modo tipico d'essere e di relazione con gli altri alle proprie aspirazioni ed alla propria vocazione. Avere aspirazioni sottintende essere a contatto con il proprio desiderio e poi riconoscere se il proprio gesto ed il proprio modo di essere sono in sintonia con il desiderio. Contatto con il proprio desiderio è il processo del percepire le proprie sensazioni, la vita dentro di sé e percepire poi quanto la nostra condotta ed i nostri atti vadano nella direzione del nostro piacere profondo. Identificare il proprio desiderio, il proprio originale modo di star bene significa aver trovato la propria medicina. Ne consegue la decisione sulla propria vocazione, l'ingresso nella vita adulta in cui si diventa responsabili di sé stessi, dei propri gesti, del proprio presente, del proprio futuro e del proprio passato. Da quel momento si è responsabili delle proprie scelte

Queste premesse della psicologia umanistica e della psicologia della liberazione trovano oggi un fondamento scientifico nelle neuroscienze e fanno da base a tutto l'arsenale di tecniche e pratiche di sviluppo, orientali ed occidentali, oltre la terapia, che forniscono una grande occasione di crescita e sviluppo del potenziale personale e collettivo.

La debolezza e l'immaturità biologica del neonato umano, insieme alla grande capacità di anticipazione immaginativa, la 'neotenia', continuano nell'adulto che, poiché non giunge mai a completa maturazione, è un in continua evoluzione e perfezionamento. Per l'essere umano, relazioni interpersonali, contatto fisico, relazioni speciali come l'apprendimento sociale, le terapie, le pratiche di sviluppo personale, il gioco, lungi dall'essere voluttuarie, sono una necessità per la regolazione biologica e psicologica, e la loro deprivazione è fonte di ogni genere di squilibri.


Gli ostacoli nella storia personale.
Quando decidiamo di operare dei cambiamenti nella nostra vita, nelle nostre relazioni, in noi stessi e nel nostro corpo, desideriamo un tipo di vita migliore e siamo impegnati in molti progetti per migliorarci ci accorgiamo che c'è qualcosa dentro di noi solidale con tutto ciò che si oppone al cambiamento positivo: le nostre abitudini di tutti i giorni, il nostro tipico modo di essere e di funzionare, di agire e di relazionarci a noi stessi ed agli altri, la nostra stessa gestualità si oppongono alla trasformazione ed alla crescita.

Questa parte di noi che rifiuta di lasciarsi andare è radicata nella nostra storia personale, tenuta in piedi dalle memorie dall'insieme delle esperienze in cui abbiamo memorizzato dolore, sofferenza e inefficacia della nostra azione per gratificarci, fuggire o lottare e ci siamo immobilizzati per limitare la confusione, sofferenze fisiche o emozionali.

Queste memorie alimentano il nostro tipico modo di essere, costruito nelle vicende della nostra storia che restano presenti nel momento attuale, fissate nelle attitudini comportamentali e somatiche abituali che ci caratterizzano e ci limitano, formando una struttura rigida che inibisce la nostra spontaneità.
In chiave somatica, per esempio, se abbiamo dolenzie, cerchiamo sollievo facendo movimenti o esercizi che per loro natura, inevitabilmente, allungano le parti già mobili e bloccano ulteriormente le parti rigide. Ne conseguono disorganizzazione e compensazioni e la vecchia situazione ne esce rinforzata.
Intervenendo su una parte senza liberare l'intera struttura, senza modificare il nostro atteggiamento abituale, non otteniamo cambiamento ma spostamento dei problemi.



Il nostro metodo.
Abbiamo scoperto, lavorando su noi stessi e gli altri che è necessaria una metodica che entri in relazione con l'unità dei vari livelli di complessità e le relazioni tra questi livelli, che costituiscono il nostro essere contingente.
Tenendo conto degli ultimi dieci anni della ricerca in psico-biologia, in terapia somatica, sul sistema muscolo-fasciale e sulla sindrome di inibizione d'azione, scoperta da H. Laborit, abbiamo messo a punto l'Integrazione Sistemica, un programma che organizza le relazioni, la struttura somatica, le memorie di stato, le abitudini di vita ed alimentari in direzione del benessere e dell'esuberanza.
Una sessione di Integrazione Sistemica costruisce uno spazio ed un tempo in cui si interviene separatamente o simultaneamente, a vari livelli di accoppiamento strutturale, sul sistema delle relazioni interpersonali e familiari, sulla costruzione della propria storia, sul rapporto con il proprio benessere, sul grado di attenzione sulla propria salute, sulle abitudini e le condotte che avvicinano o allontanano dal benessere e dalla salute, sul sistema somatico.

Una serie di metodiche, ciascuna delle quali e tutte nel loro insieme, consentono accessi ed accoppiamenti strutturali specifici adeguati alle circostanze, agli stati ed alla struttura del sistema delle relazioni presenti e passate dell'interlocutoere
Allorché non si riscontrino contro indicazioni, l'Integrazione interviene eventualmente anche direttamente in chiave somatica sul tessuto connettivo, sul sistema posturale, sull'organizzazione del sistema-muscolo-fasciale.

La fascia è un tessuto elastico che ricopre tutto il corpo, dalla testa ai piedi e si incunea tra i muscoli e sotto i muscoli. E' come un abito che per la sua elasticità si adatta alla struttura che c'è al suo interno. Allorché però muscoli e tessuti a causa della tensione e del cattivo uso si accorciano, la fascia si adatta restringendosi e diventando una sorta di abito ristretto in cui ci muoviamo a fatica. L'Integrazione, facendo uso di manipolazione in profondità e di piccoli stiramenti globali, riallarga l'abito fasciale, ricreando lo spazio che il nostro corpo aveva perso. La sensazione obiettiva che ne consegue è di ritrovato benessere e serenità.

Ma non si tratta soltanto di un intervento sugli atteggiamenti somatici. L'Integrazione mentre lavora sulle strutture, mette in luce abitudini auto-danneggianti, nella loro valenza relazionale ed espressiva nei confronti dell'ambiente, che costituisce sempre il livello inglobante e regolatore.


"I cambiamenti attraverso le manipolazioni del tessuto mio-fasciale hanno un effetto profondo sull'organizzazione del sistema nervoso centrale indirizzandolo verso una spesa di energia bilanciata e diminuita. C'è evidenza di migliorata organizzazione e maggiore equilibrio nel sistema neuromuscolare con vaste implicazioni positive sull'efficienza motoria: gli effetti sulla vitalità ed il benessere sono profondi "

(V. Hunt, Neuromuscular model of anxiety, 1974, Manoscritto non pubblicato).

 

Oltre l'80 per cento delle afferenze al sistema nervoso provengono dai segnali interni. Ciononostante molti di noi, per mantenere a lungo l'attenzione focalizzata sul mondo esterno, per tenersi fermi a lungo o per sopportare lo stress, bloccano le sensazioni interne attraverso uno stato di vigilanza eccessiva e di tensione
Uno dei primi passi nell'Integrazione è mettere la persona in contatto con le proprie sensazioni: ciò può dare un effetto immediato di riequilibrio: se si rientra in contatto con le tensioni, si ha una prima possibilità di scioglierle.

Quando parliamo di manipolazione corporea, si pensa sempre al massaggio medico o fisioterapico, in cui le sensazioni corporee, le reazioni vegetative ed emozionali, le variazioni dell'umore e della coscienza, mentre si viene toccati, vengono ignorate o considerate effetti non desiderati o addirittura un disturbo da evitare.
L'Integrazione Sistemica invece promuove il contatto con le sensazioni interne ed il contatto con il mondo esterno, funzioni reciproche e complementari.

Nel tocco sono inoltre in gioco il dialogo tonico, il dialogo oculare ed il dialogo espressivo non verbale soprattutto facciale: se durante il lavoro di manipolazione il cliente mantiene il contatto oculare ed il contatto espressivo attraverso il volto, e l'operatore risponde con il suo atteggiamento presente, accogliente e nello stesso tempo attento a gestire la distanza che conviene ad un rapporto profondo ma professionale, il cambiamento nelle sensazioni, nelle funzioni e nella struttura del corpo, è intenso ed affidabile.

Sarah S. Knox e Kerstin Uvnas Moberg (Psychoneuroendocrinology, Vol.23, 1998) hanno mostrato la correlazione tra l'alta mortalità e l'isolamento sociale nonché il ruolo normalizzatore dell'ossitocina, un neuropeptide, secreto dai nuclei paraventricolari e supraottici dell'ipotalamo, che attraverso l'ipofisi entra nella circolazione e regola le piastrine, il sistema cardiovascolare, la pressione, il ritmo ed il gettito cardiaco.
Lo stress relazionale la deprime, mentre il tocco delicato, il tepore, il sostegno la stimolano.
Tra le scimmie sottoposto a stress, solo le dominanti hanno scarsa incidenza di malattia coronarica: ciò è dovuto alla grande quantità di cure fisiche che grazie al loro rango ricevono (grooming).

In Integrazione, un risultato analogo si ottiene con l'utilizzo dell'ampuku, il tocco addominale antico giapponese, che alla luce della recente scoperta del sistema nervoso enterico, prova l'effetto rilassante, di riduzione dello stress e riequilibrante sul sistema nervoso centrale di questa metodica.

L'ampuku é anche un accesso al Sistema Nervoso Enterico

A differenza di metodi catartici e provocatori, l'Integrazione non è diretta ad affrontare direttamente ed immediatamente aree di sofferenza, trauma o confusione ma ad edificare positività, sensazioni positive ed abilitanti che costituiscano uno spazio di sicurezza, calma, controllo, competenza e talento a partire dai quali ci si può relazionare in modo più tranquillo alle difficoltà: l'enfasi è sull'espressione e sulla gestualità organizzate, sulla messa in relazione delle sensazioni e sulla costruzione di storie più efficaci.
Lo scopo è risolvere l'atteggiamento cronico del trattenere e l'atteggiamento inspiratorio, ripristinare la capacità di scarica delle tensioni e delle emozioni accumulate, ricostruendo un organizzazione neuro-muscolo-fasciale e motoria ottimale, ripristinare la capacità locale alla gratificazione e la capacità naturale al contatto fisico ed all'amore, risolvendo le disregolazioni che derivano dalla loro deprivazione.
Difficoltà relazionali e situazioni che in uno stato di depressione e di ridotta esuberanza vengono percepite come angosciose, allorché si costruisce uno stato di esuberanza, di organizzazione, di competenza e di capacità a gratificarsi, vengono serenamente accettate come occasioni per mettersi alla prova e migliorare sé stessi e gli altri.
L'intero lavoro si svolge in uno o più cicli, ciascuno dalle dieci alle venti sessioni, di un ora e un quarto ciascuna.

Ogni ciclo ha tre fasi:

una prima, preparatoria che tende a portare nella norma gli elementi contingenti di stress, tensione, disfunzione e disorganizzazione, relativamente alle abitudini di vita, alimentazione, stati di vigilanza eccessiva.

Una seconda fase liberatoria (maieutica) che mira a risolvere l'atteggiamento del trattenere, l'attegiamento inspiratorio, l'inibizione d'azione.

Una terza fase organizzativa, costruttiva, che mira a migliorare la postura, lo schema e l'immagine del corpo, a riorganizzare il sistema muscolo-fasciale e ad integrare i cambiamenti nelle relazioni ed in una storia più consona alle proprie aspirazioni.



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