Una contestualizzazione più ampia per la psicoterapia
intervista di Raffaele Cascone ad Enzo Minissi
Sulla necessità di una contestualizzazione più ampia per la psicoterapia Raffaele Cascone ha intervistato Enzo Minissi, presidente dell'Oikos, associazione di volontariato, che sottolinea l'importanza dell'interpretazione dei modelli biologici nella costruzione delle teorie psicologiche e sull'applicazione delle metodologie costruttiviste, in ambito sociale e politico.
Direttore del sito informa giovani.it che si occupa dello
sviluppo di reti di comunicazione tra i giovani, è attualmente
concentrato nella formulazione di analisi e strategie per la ricerca
di mediazioni organiche tra sviluppo economico e vivibilità
dei contesti socio-ambientali.
Le sue pubblicazioni più recenti sono disponibili alla
pagina www.oikos.org/enzo
R. C. La prospettiva psico - biologica può dare alla
psicoterapia uno statuto di scientificità?
E. M. Le teorie psicologiche basate sull'osservazione dei modelli
biologici sono sicuramente più 'maneggevoli' dal punto
di vista dell'accuratezza scientifica, in quanto si confrontano
con variabili sperimentate in altre discipline e non con astrazioni
di ispirazione metafisica. Tuttavia necessitano di un uso molto
attento: il primo requisito necessario, per il ricercatore, è
un'autentica dimestichezza con le teorie evoluzioniste e con quel
complesso di conoscenze sul comportamento animale che chiamiamo
Etologia. Se guardiamo attentamente all'evoluzione del comportamento
delle specie animali, ci accorgiamo che esso non segue un processo
lineare di sviluppo di strutture complesse (come ad es. il sistema
vascolare o l'apparato scheletrico) : al contrario è possibile
osservare, in specie evolutesi in tempi recenti, comportamenti
più elementari di quelli osservabili in specie che si collocano
in periodi antecedenti nella scala evolutiva. La complessità
del Mimetismo batesiano, il bisessualismo di taluni pesci, le
capacità di apprendimento dei Cefalopodi, rappresentano
solo alcuni degli esempi che dimostrano le difficoltà insite
nello stabilire parametri di relazione tra evoluzione fisiologica
ed evoluzione conportamentale. Ovviamente, se guardiamo al rapporto
tra i Primati superiori e l'Uomo, è facile osservare un'evoluzione
nella complessità di taluni comportamenti parentali e sociali.
Ma se cerchiamo di comparare gli stessi comportamenti ai Felidi
e i Canidi, ci troviamo di fronte a situazioni inspiegabili nei
termini evolutivi tradizionali: solo i Leoni, tra i Felini, mantengono
una struttura sociale, mentre tra i Canidi, in massima parte
sociali, troviamo specie solitarie come la Volpe. Insomma, quanto
meno dobbiamo ritenere che i criteri tassonomici correnti non
siano in grado di fornire sostegni credibili ad una applicazione
riduzionista della conoscenza biologica all'analisi psicologica.
R. C. Nell'essere umano le esperienze precoci sono determinanti
nella regolazione biologica ed impostano la modalità tipica
di funzionalità per un individuo per tutta la vita
E. M. I seguaci di J. Bowlby , quando analizzano l'identità
degli individui adulti riferendosi alle esperienze di attaccamento
con la figura materna, sembra che fingano di ignorare le differenze
che esistono tra la relazione madre-figlio negli esseri umani
e quella, ad esempio, tra pecora e agnello. Nell'analisi della
psicopatologia individuale, la separazione e la perdita divengono
temi centrali, quasi esclusivi, laddove dovrebbe essere un dato
piuttosto scontato che l'ontogenesi del bambino è guidata
da programmi molto più aperti di quelli di un agnello.
Nella Psicologia dei Costrutti Personali di G.Kelly, la perdita
di un elemento non viene considerata come fattore scatenante di
una transizione. Piuttosto è la percezione dell'invalidazione
di talune costruzioni che porta l'individuo ad abbandonare certi
elementi: insomma, nella specie umana, solitamente, è il
figlio che abbandona la madre perchè le sue costruzioni
di 'figlio' non sono più sufficienti all'adattamento alla
complessità sociale e non il contrario. La madre percepisce
più intensamente la perdita a causa della lunghezza delle
cure parentali che la bloccano in una posizione di relazione per
lungo tempo, con il rischio di intorpidimento o paralisi. Un
pò quello che dice Vincent Kenny quando parla del "corpo
che si specializza ad assumere una determinata posizione in una
rete sociale". Forse sarebbe più utile cercare nelle
reazioni materne all'evitamento della perdita di posizione le
origini di questo genere di problemi.
R. C. Questi approcci psicobiologici articolati possono arginare
il dilagare della psichiatria farmacologica?
E. M. Esiste la Biologia "cattiva", quella che, applicata
alla psichiatria spiega tutto con gli ormoni e i loro 'squilibri',
sponsorizzata dalle case farmaceutiche e quella "metodologica"
che cerca di classificare i problemi delle persone nello stesso
modo in cui botanici o zoologi classificano una specie. Il costante
e dimostrato fallimento della farmacologia psichiatrica non pare
scoraggi troppo i suoi seguaci ma, si sa, l'industria farmaceutica
ripaga bene le frustrazioni scientifiche. Quanto ai metodici 'classificatori'
di 'disturbi psichici' , si può dire che si dividono in
furbi (quelli che 'scoprono' nuovi 'casi' e guadagnano in pubblicità
e fondi per la ricerca) e in sfigati che cercano di capire come
le specifiche fornite per il 'caso' classificato non aiutano a
fare alcuna predizione clinicamente utile per quella specie di
pazzo che siede di fronte a loro da sei mesi a questa parte.
R. C. Qual'é l'uso più corretto della prospettiva
biologica ed etologica in psicoterapia?
R. Ritengo che la lezione più redditizia che possiamo ottenere
dall'osservazione biologica dei sistemi viventi, sia l'accettazione
della complessità, della trasformazione e dell'imprevedibilità
dei programmi aperti. Lo sforzo di anticipare gli eventi, compresi
quelli che determinano l'andamento di una psicoterapia, va considerato
come necessario, umile ed utile tanto per il terapista quanto
per il suo cliente, in quanto parte di un contesto di relazione
specificamente umano che si manifesta nella dimensione 'psicoterapeutica',
solo a seguito delle modificazioni sociali generate dalla società
industriale.
Penso che la differenza fondamentale dal passato agricolo e paleo
industriale , consista nel fatto che sia le costruzioni che gli
elementi legati al concetto di produzione, siano stati progressivamente
abbandonati. 30 anni fa capivo come era stata assemblata una macchina
da scrivere, immaginavo la città dove era situata la fabbrica,
le condizioni di lavoro degli operai, i tempi necessari alla sua
realizzazione. Non so nulla dei nuovi computer che ogni anno mi
stupiscono con le loro nuove prestazioni formidabili a prezzi
sempre più irrilevanti. Pretendo da loro sempre di più
e quando si sfasciano è più conveniente comprarne
uno nuovo che ripararlo. Oggi i bambini si trovano di fronte solo
a questo genere di prodotti. I giochi di costruzione, i trenini
che si rompevano, le bambole da portare all'"Ospedale delle
Bambole", non esistono più. C'è da temere che
questi bambini, divenuti adulti, abbiano difficoltà a fare
i conti con un mondo dove, purtroppo, gli esseri umani non sono
sostituibili a basso costo quando si sfasciano. Sarebbe il caso
che gli " psicoterapeuti" e chi cura la loro formazione
cominciassero a preoccuparsi di questo.
Ciò non significa, necessariamente, che una 'terapia breve'
sia da considerarsi meno umana di una lunga via verso la consapevolezza.
Non è questione di tempo, quanto di apertura a soluzioni
differenziate che si adattino alle caratteristiche dell'individuo
e a quelle del contesto in cui vive.