LE BASI DELLA MEDICINA INTEGRATIVA

a fondamento psico-biologico:
Intervista di Raffaele Cascone a Bessel Van der Kolk

 

E' in corso nel mondo industrializzato un'accellerazione ed una trasformazione senza precedenti nelle conoscenze sulla salute e sulla malattia a cui fa riscontro un'altrettanta repentina trasformazione del dialogo che il soggetto intrattiene con sé stesso, dialogo filtrato da nuove percezioni e nuove sue teorie su sé stesso, sulla propria salute, sulla malattia e sul senso della vita. La grande circolazione di merci ed informazioni specializzate portate dall'Internet ci ha portato infatti al passaggio epocale da una posizione di consumatori passivi, oggetti di servizi sanitari, a quella di soggetti discriminanti, alla ricerca costante di nuove opportunità, nuovi accorgimenti ed attenzioni speciali per noi stessi, nonché alla "libera scelta informata".
Questa emancipazione ci fornisce uno statuto speciale di soggetti caratterizzati dalla costante attenzione verso la natura negoziale delle pratiche sociali, verso la costruzione relazionale e contingente delle conoscenze e soprattutto verso l'effetto che le relazioni sociali producono nel quotidiano della nostra esistenza biologica, effetto costantemente da noi monitorato attraverso le polarità percettive primordiali piacere-dolore, benessere-disagio.
Questo soggetto, senza precedenti nella storia occidentale, trasformatosi da oggetto di ricerca a ricercatore nei meandri della vita, è diventato la dannazione dei vecchi sistemi sanitari e delle vecchie professioni sanitarie specializzate, finora basati sulla semplificazione del soggetto in macchina triviale, elementare, imbecille, paziente, rassegnata e portatrice di entità malattie caratterizzate dalla stessa mancanza di senso e logica che caratterizza la sua esistenza.
La prima breccia nel muro del vecchio mondo della salute e di questa antropologia mortifera era stata aperta da Henri Laborit, negli anni '50, allorchè, con la sua scoperta della clorpromazina, che sospendeva i sintomi pericolosi della follia, aveva segnato la fine dei reclusori psichiatrici ed il ritorno alla vita dei degenti. Al premio Lasker USA, che gli fu assegnato per questa scoperta, fa seguito, di consuetudine, come é noto, il conferimento del Nobel. Ma gli fu negato a causa degli intrighi della medicina accademica francese e delle multinazionali farmaceutiche. La seconda breccia Laborit la aprì allorchè, con il suo armamentario di laboratorio e con tutti gli strumenti ortodossi di valutazione, dimostrò che star bene nella propria pelle, che coincide con la percezione soggettiva del piacere, è il correlato diretto della massima funzionalità e della salute, che altro non sono che mantenere il proprio equilibrio negoziandolo in maniera adeguata con l'ambiente, attraverso la propria azione: "La sola ragione di un essere è essere, quindi agire per mantenersi in vita, per mantenere il suo equilibrio interno, negoziandolo con l'ambiente che é di fatto un regolatore"
Il muro della vecchia medicina crollò con la sua scoperta della sindrome di inibizione dell'azione, una complessa disregolazione dell'organismo, che prepara tutta la patologia e che insorge allorchè l'organismo non potendo agire per mantenere il suo equilibrio, quindi gratificare le sue pulsioni fondamentali, provenienti dai suoi segnali interni, come bere, mangiare, riprodursi e non potendo fuggire o lottare per sfuggire alle condizioni negative, regredisce ad una risposta primordiale, memorizzando l'inefficacia della sua azione ed immobilizzandosi in tutti i suoi sistemi biologici. Questa scoperta degli anni '70 perfeziona l'antica teoria sullo stress del canadese Hans Selye e rivoluziona i principi dell'anestesia-rianimazione, risolvendo definitivamente il grave problema della mortalità per malattia post-operatoria a seguito di interventi chirurgici.
Laborit scelse di restar fuori dal mondo delle grandi università e delle multinazionali del farmaco e far da sé. Costrui il leggendario Laboratoire d'Eutonologie in un attico dell'Hopital Boucicaut a Parigi, dove creò la rivoluzione in medicina, in psicologia ed in sociologia, la psico-neuro-endocrino-immunologia e la bio-socio-psicologia per il III millennio. Con le sue scoperte e con i brevetti sui farmaci ricavati, Laborit si arricchì ma la scienza ha la struttura di un impresa: essendosi posto al di fuori dagli interessi accademici e delle grandi multinazionali, gli mancarono i tradizionali appoggi per il Nobel che gli fu anzi boicottato. Questa condizione di marginalità rispetto all'establishment più duro, costa alla Medicina di oggi ed alla psicologia più di quanto sia costata allo stesso Laborit. Le sue scoperte e le sue applicazioni risolutive non solo nella cura e nella prevenzione delle malattie ma soprattutto nella eliminazione pressocchè completa della mortalità per malattia post-operatoria, sono in genere oggi ignorate. Alcune sue pratiche sono state recepite in anestesia-rianimazione, ma non avendo conoscenza delle scoperte da cui nascono queste applicazioni, in situazioni gravi e di urgenza spesso i clinici ripetono gli errori tecnici che Laborit aveva fatto superare. La stessa ricerca più recente sullo stress e sui disordini da stress post-traumatico che da dieci anni ha una diffusione immensa nei paesi di lingua inglese, continua a riferirsi alle antiche concezioni di Hans Seyle prima di Laborit, di cui ignora le pubblicazioni, tutte in lingua francese, ripetendo gli errori grossolani nella impostazione concettuale e nella ricerca che Laborit aveva superato. Masson, il grande editore francese dell'opera di Laborit, in ossequio alle burocrazie scientifiche e agli interessi farmaceutici anglosassoni, ha omesso di pubblicare in lingua Inglese la sua opera, fatto che crea un ritardo paradossale per la scienza in lingua inglese ed un enorme vantaggio per chi si muova in ambito linguistico transnazionale, in una prospettiva genuinamente globalistica. Tutte queste acquisizioni vanno infatti a configurare una materia interdisciplinare che é la base per una medicina psico-bio-sociologica con una grande enfasi su di un approccio "naturale". Questa separazione compartimentale tra aree linguistiche infatti ha determinato tre grandi poli concettuali per la medicina emergente poco o niente comunicanti tra loro: quello americano dove sette università hanno creato il dottorato in Medicina Naturale, con la validazione scientifica attraverso la ricerca delle neuroscienze e della biologia molecolare, quello tedesco basato sulla tradizione della medicina popolare tedesca Heil Praktik e quello francese basato a punto sulla monumentale opera di Henri Laborit in biologia dei comportamenti.
L'Integrazione avanzata di queste polarità attraverso un impostazione concettuale sistemica che permette di organizzare in modo coerente la miriade di dati frammentari della ricerca scientifica parcellizzata contemporanea é lo scopo della sezione di insegnamento accademico del Comitato Medicina Complementare, Integrativa e Tradizionale ed é la base del lavoro dello "Stress and Psychological Trauma Center", il Centro Stress e Trauma psicologico di Roma.
Frattanto il grande sviluppo attuale della genetica e della biologia molecolare, correlato alle grandi capacità di calcolo e modellizzazione dei fenomeni biologici, gli studi sulla complessità applicati alla vita e l'approccio sistemico all'organismo umano, se da un lato hanno coinciso con un rinnovato trionfalismo scientifico-tecnologico, seguito al clamoroso completamento della sequenza del Genoma umano, dall'altro stanno iniziando a fornire strumenti di validazione e status scientifico ad aree disciplinari come psicologia, sociologia, etologia, antropologia, finora considerate congetturali e quindi subalterne alle scienze "dure". L'autorevole rivista Nature ospita da quest'anno ricerche in eco-fisiologia ed epi-genetica, aderendo di fatto al principio di Henri Laborit secondo cui l'ambiente è regolatore della fisiologia. La psico-neuro-endocrino-immunologia inventata dallo stesso Laborit è ormai la scienza interdisciplinare di riferimento per il lavoro delle maggiori università americane sulle disregolazioni nello sviluppo e nei rapporti organismo-ambiente, che gli americani definiscono "medicina corpo-mente" e che costituisce la base delle loro ricerche sull'efficacia delle medicine complementari, alternative e tradizionali.
Le esperienze delle psicoterapie a mediazione corporea nel lavoro sulle memorie implicite, non accessibili alla coscienza, l'impostazione di Laborit dello studio del sistema nervoso incentrato sulle modifiche dell'organismo in risposta all'aggressione, sulla comprensione della fisiologia attraverso i livelli di complessità ed i relativi accoppiamenti strutturali regolatori e sulla scoperta della sindrome dell'inibizione d'azione, trovano nelle recenti ricerche conferme ed approfondimenti anche se frammentari perché provenienti da impostazioni riduttivistiche.
Un contributo di rilievo all'avanzamento della conoscenze interdisciplinari in questo settore è venuto dalla psichiatria biologica americana e dallo studio del disordine da stress post-traumatico da parte dell'equipe del Professor Van Der Kolk di Boston.
Questa descrizione psico-neuro-biologica del disordine da stress post traumatico in quanto risposta dell'organismo al trauma, definisce il trauma come evento critico esemplare in cui si generano le interruzioni funzionali della patogenesi. Questa descrizione vista alla luce del nostro approccio sistemico, fornisce ulteriori elementi al paradigma della teoria generale di Laborit allargando la conoscenza delle interruzioni funzionali, nonché delle funzioni, delle strutture e delle condizioni di norma dell'apparato della guarigione e degli interventi terapeutici adeguati per normalizzarlo.

Tra questi interventi, L'EMDR (eye movement desenzitation reprocessing), un originale protocollo terapeutico per il PTSD, (disordine da stress post-traumatico), basato sui movimenti oculari e sulla stimolazione bilaterale alternata degli emisferi cerebrali attraverso suoni o tatto, creato da Francine Shapiro, ha portato una nuova attenzione delle neuroscienze e delle scienze cosiddette dure, sulle terapie corporee e psicoterapie a mediazione corporea contemporanee, tutte originatesi dal lavoro del grande medico viennese Wilhelm Reich, che per primo già dagli anni '30 aveva utilizzato in psicoterapia i movimenti oculari allo scopo di mobilizzare le cariche affettive ancorate nelle tensioni oculari.
In occasione del Congresso Mondiale dell'Associazione Internazionale EMDR, tenutosi a Roma al Policnico Gemelli, in Maggio, il Dr Raffaele Cascone ha intervistato il Professor Bessel Van Der Kolk sui recenti sviluppi del settore.

R. C.: Lei è stato il principale redattore della voce Disordine da Stress Post-traumatico P.T.S.D. del manuale diagnostico statistico IV, il famigerato DSM IV ed è il maggiore esperto mondiale di psicobiologia del trauma. Il riconoscimento di questa sindrome in psichiatria, ha fatto rientrare attraverso la finestra delle neuroscienze la scoperta di Freud e Janet del trauma infantile, in quanto strutturatore della vita psichica, che era stata fatta uscire dalla porta della psicoanalisi stessa.
Bessel Van Der Kolk: In origine in psichiatria i genitori venivano considerati la causa di tutti i problemi, non si parlava di altro, poi intorno al 1970 c'è stata una lenta virata verso la biologia dei disturbi mentali. Vent'anni fa l'America è entrata nella Genetica. Tutto il danaro ha cominciato a fluire nella genetica, anche in psichiatria.
Ciò è coinciso con la famigerata rivolta dei genitori dei pazienti vittime di abusi nell'infanzia che in sostanza dicevano: "Noi abbiamo fatto il meglio che potevamo come genitori ed ora gli psichiatri attribuiscono a noi tutta la responsabilità dei problemi dei nostri figli. Questo deve finire!"
Questa associazione è una potente lobby che riuscì ad arrivare fino al Congresso ed a far pressione per spostare i fondi, dalla ricerca psicologica verso le ricerche in biologia e genetica. Mentre queste ultime iniziarono a ricevere valanghe di danaro, le nostre aree di ricerca segnavano il passo e le pubblicazioni erano poche. Questo stato di cose durò fino a quando i pochi ricercatori rimasti orientati verso l'ambiente, si resero conto che i disturbi di cui soffrivano i veterani del Vietnam potevano essere oggetto di progetti di ricerca presentabili e non controversi: la guerra è una cosa pulita, se ne fanno anche documentari. Il disturbo neurologico e comportamentale tipico dei veterani del Vietnam diventò allora il paradigma per tutti i tipi di trauma e generò una nuova fonte di fondi per le ricerche nel nostro settore. Queste a loro volta fecero emergere una questione ancora più scottante: fino a che punto il modo in cui trattiamo i nostri figli modella o disorganizza il loro cervello? In giro c'è molta ritrosia a rispondere a questi interrogativi. I fondi per la ricerche sui bambini sono bassissimi, soprattutto per le ricerche sui molteplici effetti del trauma infantile, poiché da queste derivano serissime implicazioni sul modo in cui la società stessa è organizzata. Intorno a questo girano questioni di danaro e di responsabilità, questioni complesse che tendono ad occultare il fatto fondamentale che l'ambiente modella la biologia dei bambini.
Il mio amico Stephen Suomi del laboratorio di primatologia può avere tutti i fondi che vuole per la ricerca sui primati ma i fondi per la ricerca sugli essere umani subiscono tutti i condizionamenti della politica e dei luoghi comuni.
La cultura americana si è bevuta senza difficoltà tutta l'argomentazione pseudo-scientifica che liquida le memorie dei trauma con l'etichetta dei falsi ricordi.
Ad oggi la cultura in cui vivo, forse simile alla vostra, non vuole realmente riconoscere le cose orrende che i bambini subiscono. Non è facile avere fondi per documentare ciò che accade nell'organismo dei bambini a seguito di molte procedure mediche, di attacchi terroristici e nella vita quotidiana.
L'80 per cento dei traumi che subiscono i bambini sono causati dai genitori.
Inoltre una delle cause più comuni di morte nei bambini è l'omicidio da parte dei genitori.
Il fatto che cinquecentomila bambini americani subiscano molestie sessuali è qualcosa che semplicemente non piace che venga portato allo scoperto.
Lo studio più importante su questa questione è venuto fuori dal Center of Disease Control (Centro di controllo delle malattie) di Atlanta, che investigava la correlazione tra abusi subiti nell'infanzia ed alcolismo, depressione, tentati suicidi, aggressione ad altri, varie malattie mediche, da adulti.
Paradossalmente i fondi per questo studio provenivano da quelli per la ricerca sui danni dell'uso del tabacco: la correlazione tra queste patologie e gli abusi subiti nell'infanzia fu una scoperta accidentale.

R.C. La scoperta che le relazioni interpersonali e l'ambiente regolano o disregolano la fisiologia soprattutto nello sviluppo sta generando una rivoluzione in medicina e psicologia. La stessa rivista Nature, la più autorevole pubblicazione scientifica del mondo, comincia ad occuparsi di eco-fisiologia, eco-genetica, epigenetica.

B. V.D.K. E' senz'altro molto importante ma è anche vero che gli esseri umani hanno un enorme plasticità, sopravvivono in condizioni estreme.
Ci può essere anche il rischio di generare spiegazioni globali per tutto, scientificamente deboli. E' necessario non semplificare, procedere a piccoli passi, semplici e verificabili.
La convinzione che se la vita è ottimale e ci trattiamo bene, tutti saranno felici e sani, non è vera.
Siamo una specie molto perturbata ma non funzioniamo bene nelle condizioni ottimali. Abbiamo problemi sia in condizioni pessime che in condizioni ottimali.
Nella nostra ricerca è meglio focalizzarci sugli effetti del trauma estremo sull'individuo e la comunità

R.C. Nello stesso tempo converrà che in questo modo c'è anche il rischio di fare della ricerca parcellizzata. Come diceva Henri Laborit senza un approccio unitario si ricava poca conoscenza dei fenomeni biologici coerenti d'insieme e dei loro regolatori.

B.V.D.K. In maniera inestricabile ed inevitabile, le tecniche di immagine neurale (Tomografia Assiale Computerizzata, Risonanza Magnetica, Tomografia ad emissione di positroni, n.d.r.) le neuroscienze e la psicologia clinica stanno procedendo in una direzione definita: ci stiamo allontanando dal Freud che riteneva che la semplice conoscenza della propria interiorità potesse modificare il funzionamento dell'organismo. Ciò che abbiamo compreso nelle neuroscienze è che il cervello e l'organismo sono fatti per muoversi ed agire. Le persone devono agire e cambiare il modo in cui il corpo si percepisce. Ci stiamo spostando verso le terapie orientate sul corpo, verso i gruppi di rappresentazione teatrale, stiamo effettuando misurazioni su come le azioni creative modifichino la fisiologia.
Malauguratamente il modello del P.T.S.D è stato costruito interamente intorno agli adulti ed ha trascurato gli effetti del trauma nello sviluppo infantile. Ci siamo concentrati sulle memorie traumatiche ma poco sulle disregolazioni che il trauma produce nel sistema dell'organismo nel corso dello sviluppo. Allorchè identificheremo queste disregolazioni, potremo ri-regolare le persone traumatizzate in modo che possano rifocalizzarsi su quello che accade nel presente. La ricerca mia e di tanti altri è su metodi che possano riportare l'attenzione della persona sul presente, affinchè smetta di difendersi sempre e di essere oggi in uno stato in cui continua a reagire contro gli effetti del passato, memorizzati in una specifica disorganizzazione della sua fisiologia.