La sindrome di inibizione dell'azione.
Raffaele Cascone

 

Secondo Henri Laborit,
"la sola ragion d'essere di un essere e' essere, quindi agire.
Quando arriviamo al livello di organizzazione dei mammiferi e dell'uomo, una caratteristica specifica è che il sistema nervoso fa da intermediario tra l'ambiente e l'organismo.
L'organismo, per mantenere la sua struttura a ciascun livello di organizzazione, dalla molecola fino all'individuo, ed é questa la sua finalità, la sua ragione di essere, ha bisogno di prendere conoscenza di ciò che succede nell'ambiente e di agire su di esso, non solo in risposta agli stimoli dell'ambiente, ma anche in risposta agli stimoli fondamentali, che sono i suoi segnali interni, la sua ragione di essere, e di trasformare questo ambiente attraverso la sua azione.
Un sistema nervoso non serve che ad agire. Il pensiero in ultima analisi e' il modo di rendere più efficace l'azione.
L'individuo agisce sull'ambiente per conservarsi in vita.

Ciò che Claude Bernard chiamò "costanza delle condizioni di vita nel mezzo interno", che Cannon definì "omeostasi" e Freud "principio del piacere",
viene da noi ridefinito: quando non state bene nella vostra pelle, quando state per destrutturarvi e quindi non state bene, allora tendete ad agire sul vostro ambiente in modo tale da conservare la vostra struttura.

L'aggressione altro non é che l'energia che un individuo o una cosa liberano su di un altro individuo e che provoca in questo individuo un aumento dell'entropia, un certo disordine.
Questa violenza ha la capacita' di destrutturare un organismo vivente.

E' attraverso il concetto di aggressione che Henri Laborit imposta lo studio del cervello e dello stress:

"Quando incontriamo nell'ambiente esseri e cose che ci sono gradevoli, che ci permettono di mantenere questo principio del piacere, nei mammiferi abbiamo un sistema che permette di memorizzare la strategia che abbiamo utilizzato, la nostra esperienza: ricominciamo lo stesso comportamento per ritrovare il piacere.
I topi da laboratorio arrivano a premere su di una leva che stimola l'elettrodo inserito nel fascio della ricompensa, del piacere, fino a diecimila volte in un ora.
Di questi fasci, del fascio della ricompensa, noi conosciamo le strutture biochimiche ed anatomiche.
E questo si risolve in un comportamento, un comportamento di rinforzo: si ripete ciò che fa piacere.
Se invece, al contrario, il vostro contatto con l'ambiente é pericoloso, se non fa piacere, se é doloroso, cominciate a fuggire e, se non potete fuggire, combattete, vale a dire vi orientate verso l'ambiente per distruggere l'oggetto del vostro risentimento.

La novità, la scoperta é che, quando non potete né farvi piacere, né fuggire, né lottare, vi inibite.
Il significato biologico dell'inibizione é: meglio non agire, per non essere distrutti dall'aggressione.
Cio' va bene se serve a salvare al momento la vostra pelle, la vostra struttura.
Ma se non siete in grado di sottrarvi molto rapidamente, da questo stato di inibizione, di attesa in tensione, allora in quel momento comincia tutta la patologia.

Questa inibizione d'azione si accompagna alla liberazione di ormoni come i glucocorticoidi e neuro-ormoni come la noradrenalina che tendono ad indebolire fino a distruggere il sistema immunitario. Cio' genera vulnerabilita' alle infezioni ed ai tumori. Non si fa un cancro per caso.
La lista delle malattie dell'adattamento é lunga.

La sindrome di inibizione dell'azione, che si istaura allorché l'aggressione psicosociale si protrae nel tempo e non é risolvibile né con la lotta né con la fuga, ha un aspetto chimico, un aspetto neurofisiologico ed un aspetto comportamentale.

Animali esposti a situazioni di stress non controllabile, e prolungato nel tempo, sono depressi e sono meno attivi di quelli che hanno memorizzato in precedenza di poter controllare una situazione, la memoria dell'efficacia dell'azione.
Questi animali non si prendono più cura di sé ed hanno, nelle abitudini di sonno e di alimentazione, tutti i sintomi depressivi degli uomini.