Raffaele Cascone

Nei miei articoli precedenti (1) ho descritto
il modello emergente ecologico, per la psicoterapia e per la medicina
contemporanee, che contestualizza le questioni di salute-malattia,
benessere-malessere, felicità-infelicità, piacere-dolore
non più all'interno dei confini dell'organismo isolato
ma nel continuum soggetto-ambiente, dotato di corporeità
e storia.
Questo paradigma allarga l'unità d'osservazione tradizionale
della psicoterapia e della medicina riduttivistiche (l'individuo),
includendo l'ambiente attuale e storico, ecologico in senso stretto
e socio-culturale in senso ampio.
Questo allargamento dell'unità di osservazione e di ingaggio
relazionale, per la sua struttura interdisciplinare psico-socio-biologica,
nella tradizione di Gregory Bateson ed Henri Laborit, che determina
un area di confine in cui le varie discipline sono chiamate a
dialogare ed a costruire un linguaggio comune, é la dannazione
della casbah dei poteri del settore, le conventicole della psicoterapia
che, in parte per interesse, in parte per scarsezza di idee, si
fondano invece sulla restrizione dell'unità e del campo
d'osservazione.
In Italia ad una grande varietà di scuole
psicoterapeutiche corrisponde una scarsa comunicazione tra di
esse a causa di ragioni strutturali, in parte tipiche della psicoterapia,
in parte caratteristiche del contesto nostrano. Se escludiamo
grandi imprese come il recente congresso della scuola junghiana
a Roma in cui si tentava di mettere insieme il diavolo e l'acqua
santa, psicoterapia analitica e neuroscienze, il mondo della psicoterapia
italiana é autarchico ed autoreferenziale: non c'é
contatto con il dibattito internazionale, gli psicoterapeuti italiani
che pubblichino in riviste straniere del settore né tantomeno
in riviste scientifiche straniere si contano sulle dita di una
sola mano, sempre gli stessi docenti sono presenti a rotazione
in tutte le scuole di una data corrente.
Il contesto della psicoterapia in Italia fu
messo in forma dalla regolamentazione del 1989 che affidava la
formazione in psicoterapia, riservata a medici e psicologi, a
scuole private, riconosciute dal ministero della ricerca scientifica
e dell'università. Da allora una commissione ministeriale,
composta da un dirigente del ministero e da vari esperti del settore,
emette il verdetto di riconoscimento di ciascuna scuola.
I criteri di riconoscimento sono misteriosi e non sono oggetto
di alcuna dichiarazione ufficiale.
La versione ufficiosa é che la commissione, dopo essersi
innanzitutto assicurata che i cessi della sede della scuola siano
a norma, valuta il paradigma scientifico di riferimento della
scuola candidata.
In realtà il 60 per cento delle scuole di psicoterapia,
finora riconosciute, é ad indirizzo analitico, il paradigma
che, secondo i criteri correnti della suddetta validazione scientifica,
é il meno accessibile ad una verifica scientifica. Inoltre
nei modelli "scientifici" presentati da ciascuna delle
scuole già autorizzate troverete la più grande accozzaglia
di teorie e di modelli, una sorta di scrittura automatica di stampo
surrealista, ciascuna delle quali é per giunta un totale
"nonsense" anche secondo i modelli e le teorie di ciascuna
altra scuola.
Qual'é l'effettivo criterio di valutazione
utilizzato dalla commissione?
Un criterio di certo rigoroso ma para-scientifico: lo status acquisito
nello impegolamento (entangling) della scuola candidata e dei
suoi docenti con altre scuole riconosciute e con personaggi che
contano nell'ambiente della psicoterapia e dell'università..
Si dà caso comunque che, proprio come nella religione,
nella psicoterapia non ci sia un solo Dio e ci siano tante fedi:
ciascuno psicoterapeuta non ha una sua propria identità
costitutiva ma la ricava dalla scuola di appartenenza, freudiana,
lacaniana, kleiniana, rogersiana, reichiana, jungiana, cognitivista,
sistemica, costruttivista.
"Per molti terapeuti ciò non rappresenta
un problema: si accontentano di aderire senza riserve alla loro
dottrina terapeutica di riferimento, considerandola la sola vera,
mentre tutte le altre sono intrise d'errori teorici, pratici ed
ideologici.
Questa posizione si rivela tanto più "giusta"
quanto più le pratiche terapeutiche risultano soddisfacenti
e quanto più, nei casi irrisolti, la 'colpa' viene attribuita
al paziente, ritenuto poco motivato o "troppo resistente"
o, eroicamente, al terapeuta stesso, a causa di scarsa esperienza
o di mancata comprensione della teoria.
Fatto é che per il terapeuta la sua teoria di riferimento
é qualcosa di tanto prezioso quanto il tempo, l'energia
e gli sforzi finanziari impiegati per formarsi. La teoria di riferimento
costituisce un pezzo della sua identità.
Questa identità é condivisa con quelli che, formatisi
alla stessa scuola, fanno parte della stessa Società. Allora,
aderire ad una dottrina di riferimento significa anche far parte
di un gruppo con cui si condividono le stesse credenze.
In questo, le società degli psicoterapeuti, come tutti
i gruppi umani che condividono delle credenze, tendono a sospettare
o a disprezzare le credenze d'altri gruppi. Tutti i gruppi umani
tendono a proteggere ciò su cui si fonda la loro coesione.
Vale a dire che non ci si può cominciare ad interessare
con una certa apertura di vedute a delle teorie che si rivolgono
allo stesso oggetto con punti di vista divergenti, senza per questo
rischiare di viversi dubbi ed incertezze teoriche che, alla fine,
potrebbero intaccare la coesione del gruppo: poiché quest'ultimo
ha i suoi mezzi per difendersi, per il terapeuta é questione
di rimanere sostanzialmente d'accordo con i suoi correligionari.
La prima virtù di una teoria terapeutica é quella
d'essere ansiolitica per il terapeuta.
Tutto ciò chiarifica le ragioni della mancanza di riflessione,
da parte dei terapeuti, sulla molteplicità degli approcci
terapeutici.
La valutazione delle varie forme di teorie non deve essere trattata
in termini di verità o di falsità poiché
le teorie terapeutiche non si riferiscono in modo puro e semplice
all'oggetto che pretendono di descrivere e teorizzare (i comportamenti,
i modi d'essere, le loro cause, i modi di agire su di esse nonché
le ragioni per le quali queste procedure sono efficaci) poiché
esse interagiscono con il loro oggetto: ciò vuol dire che
i modi d'essere ed i comportamenti del paziente sono influenzati
dal comportamento verbale e non verbale che il terapeuta manifesta
verso di lui, comportamenti che dipendono notoriamente dalle sue
credenze teoriche. In questo modo, per esempio, un terapeuta transazionale
che crede in qualcosa come gli stati dell'io (genitore, adulto,
infante) che Eric Berne riteneva esistessero nel reale, avrà
tendenza, deliberatamente e non, ad avere comportamenti terapeutici
basati sul presupposto che esistano nel paziente tali entità.
Questi comportamenti, verbali e non verbali, avranno come effetto
di favorire tutti i comportamenti ed i modi di essere del paziente
suscettibili di essere decodificati in termini di stati dell'io.
Ugualmente le produzioni del paziente saranno di volta in volta
sottolineate, rinforzate, puntualizzate attraverso delle sottigliezze
espressive come un corrugarsi della fronte, un alzare le sopracciglie
etc. Pian piano, se il processo segue il suo corso, il paziente
reagirà in un modo congruo con la teoria di Berne e si
conformerà alla griglia di interpretazione dell'analisi
transazionale scoprendo di volta in volta in sé un genitore,
un adulto, un bambino, mentre il terapeuta avrà ancora
una volta la soddisfazione di vedere confermata la teoria
a cui aderisce. Tutto questo si applica non solo all'analisi transazionale
ma a tutte le forme di terapia.
Questa procedura di conformazione/confermazione é ben nota
ai terapeuti. Essi sanno che se una madre considera il suo bambino
particolarmente debole e fragile, non mancherà di comportarsi
con lui in una maniera che lo porterà a conformarsi a questa
definizione ed attraverso di ciò a confermarla.. In questo
il suo discorso gli ritornerà dall'Altro, per dirla come
Lacan, in forma invertita.
La teoria di una madre siffatta sul suo figlio é un esempio
di self fulfilling prophecy, profezia che si autorealizza:
l'interazione attraverso la quale si realizza é un esempio
di effetto Rosenthal o effetto Pygmalione. In questo noi siamo
tutti coinvolti in quella che l'ipnosi chiama suggestione.
E' clamoroso constatare quanto i terapeuti siano presi in questo
effetto nel lavoro clinico e quanto non la riconoscano all'interno
della loro pratica stessa.
Riconoscere che lo scopo cieco di tutta la dottrina terapeutica
si situa al punto in cui ella cessa di ri-ferirsi al suo
oggetto precisamente perché essa inter-ferisce con
esso, costituisce la condizione di un elaborazione rigorosa del
loro statuto epistemiologico. E' a partire da questo che diventa
possibile di concepire le terapie come delle imprese di creazione
del senso, e diventa possibile di vederle, definite in tal modo,
non più in conflitto, nel dogmatismo e nel settarismo,
ma in un approccio plurale in grado di beneficiare della loro
diversità." (2)
Questi gruppi pur avendo un identità
scientifica e culturale molto precaria, non hanno tempo per costruirsela,
presi come sono dalla urgenza di rendersi accreditabili nelle
lotte politiche del settore e si comportano allora come le burocrazie
dei paesi autoritari: tendono ad isolarsi dall'esterno, alla crescita
di complessità ed alla cristallizzazione dei loro codici
interni, rendendosi incomprensibili all'esterno ed inaccessibili.
In queste enclaves lo studente non può che dedicarsi a
coltivare l'arte del conformarsi ai codici culturali e comportamentali
vigenti nella conventicola, mentre i docenti sono a tempo pieno
impegnati a difendere l'identità della scuola e le sue
credenze da influssi e contributi esterni. In queste grandi manovre
del conformismo, il disagio e la sofferenza psichica ed organica
assumono la posizione di elementi di scarto e di disturbo, solo
una voce marginale.
Tutto ciò mentre gli studi sull'efficacia
della psicoterapia mostrano che non c'é una forma di psicoterapia
più efficace dell'altra e che l'efficacia di uno psicoterapeuta
non dipende dalla scuola di provenienza (3), ma da qualità
personali e doti umane, dalla sua capacità ad accettare
la perplessità, la fragilità in sé e negli
altri, l'insicurezza e la debolezza insite nella condizione umana.
Nei paesi autoritari e nei giochi di potere
del conformismo, la condotta vincente nella vita sociale é
essere sempre più realisti del re, essere più duri
dei duri: anche nella vita accademica per aver successo bisogna
mostrarsi solidi e schierarsi dalla parte del più forte.
Nel mondo della psicoterapia questa tendenza é presente
non solo nel gioco politico ma anche nella condotta culturale:
mentre nei paesi guida nella psicoterapia il cognitivismo é
in declino ed il paradigma emergente é quello costruttivista,
in Italia il paradigma cognitivo é fortissimo soprattutto
nelle università: ciascuna scuola allora fa a gara ad invitare
ai suoi convegni i duri, i cognitivi.
Quando la lotta si fa dura escon fuori i duri....Ed i tempi stanno diventando duri per la psicoterapia: la evidence based medicine che richiede prove di efficacia e la managed care che esige una spesa proporzionata ai risultati, premono verso terapie brevi e con risultati misurabili. Se ciò mette un freno auspicabile alle rendite di posizione, penso alle analisi che durano 15 anni e più, gli ambienti culturali più sprovveduti come quello nostrano, stanno creando un oggetto della psicoterapia, l'ex soggetto, che consiste solo in quello che l'occhio convenzional-mediatico vede: una sorta di consumatore terminale, schermo su cui si proietta la varietà del mondo fantastico dei media e portatore di nessun senso salvo quello inoculatogli dall'esterno. I personaggi umani di Blade Runner degli anni '80 vivono immersi nel bombardamento di un continuum di stimoli fantastici rispetto ai quali, come il consumatore terminale nell'Italia degli anni 2000, circondato per giunta dalla più alta densità per chilometro quadrato di psicoterapeuti stato-certificati che la storia ricordi, non possono che assumere un atteggiamento super-cool, astenico, di difesa e di evitamento passivo, ricavando soddisfazione dal solo sottrarsi allo stimolo. Questa modalità di relazione genera, pericolosamente, modalità identiche all'interno del soggetto: in un mondo saturato di stimoli e di informazioni, la realtà esterna dilagante sopprime quella interna. In Blade Runner gli unici a sognare sono gli androidi Nexus, ecco perché gli psicoterapeuti italiani non sognano pecore elettriche.

Credit:
*(come il film Blade Runner, quest'articolo prende libero spunto dal romanzo di Philip K. Dick, Do androids dream of electric sheep?)

Riferimenti bibliografici:
1) Quaderni
Radicali, 2002, 2003, n.76-77-78-79-80-81-82 testi in http://www.sistemica.org
2) T. Melchior, (1989), Metaphores, bulletin de l'Institut Milton
H. Erikson de Belgique
3) W.B., Shapiro, D.A. & Elliott,
R. (1986). "Are all psychotherapies equivalent?" American
Psychologist, 41, 165-180"