18 Marzo 2005



Stamattina, mentre con un collegamento domestico a basso costo a fibra ottica ad alta velocità, seguivo in video-conferenza da Washington una lezione del National Center for Complementary Alternative Medicine sulla prevenzione attraverso gli Omega 3, mi arriva via e-mail, notizia dell'esistenza di fondi regionali secondo il decreto dirigenziale del 14 Dicembre 2005 che dispone lo stanziamento di tre milioni di euro per il 2006 ed il bando per il finanziamento di progetti delle AA.SS.LL. e AA.OO. e AA.OO.UU. della regione Campania.

In sintesi "la regione Campania riconosce le principali discipline di Medicina non convenzionale in Medicina Omeopatica, Agopuntura, fitoterapia, Medicina Ayurvedica, Medicina Antroposofica, Medicina Tradizionale Cinese, Omotossicologia, Osteopatia, Chiropratica, come quelle individuate dalla Federazione Nazionale Odine dei medici chirurghi nelle linee guida FNOMCEO".
nonchè
"I progetti di ricerca dovranno riguardare i seguenti argomenti:
a) Interazione tra medicine non convenzionali e la medicina convenzionale,
b) Progetti multicentrici su patologie con alta incidenza e prevalenza nella popolazione".

Questo decreto è una delle tante piccole operazioni che fanno parte della grandi manovre di quest'anno: a seguito della dilagante evidenza scientifica disponibile attraverso le ricerche della genetica e della biologia molecolare sull'efficacia di alcune delle medicine complementari, visto che il campo finora era in mano ai non medici, la grande macchina industriale-professionale del sistema medico ha iniziato l'occupazione del settore su vasta scala.

Dopo anni di rigidità, dopo aver combattuto aspramente le medicine complementari, alternative, popolari e tutto ciò che non rientrava nella pratica medica insegnata all'università, senza alcun pudore, da un giorno all'altro, la professione medica ha ammesso la sua fame di cose nuove ed ha capovolto le sue posizioni precedenti. Come tutte le dichiarazioni di guerra, anche quella attuale della Federazione Nazionale dell'ordine dei medici la dice lunga sulle caratteristiche e sulle intenzioni dell'invasione:

"Se le medicine complementari funzionano, sono atti medici. Gli atti medici sono riservati ai medici".

Queste posizioni si fondano su una serie di omissioni anacronistiche ed insostenibili nell'epoca delle comunicazioni di massae sull'idea di farla franca pensando di rivolgersi ad un mondo popolato dai soli pazienti tradizionali, dotati delle qualità del consumatore terminale ideale degli inizi dell'era industriale:

illetterato, timorato di Dio, ossequioso verso un sapere medico misterioso ma portatore di salvezza per l'anima e per i corpi, irresponsabile, delegante ai professionisti le questioni di benessere e salute che lo riguardano, eteronomo, alloplastico, incapacitato, disabilitato, immaturo, disinformato e disinteressato ad informarsi.

In realtà il soggetto contemporaneo é tutt'altro: é la dannazione per il servizio sanitario nazionale perché grazie ad Internet ed all'Inglese si é formato e s'informa in tempo reale sullo stato dell'arte delle questioni che lo riguardano, informazioni che raccoglie direttamente da quelle fonti che stanno costruendo l'attuale scienza del benessere e la nuova medicina.

L'evidenza che la salute, il benessere e la prevenzione dipendono da stili di vita, comportamenti, nutrizione e posizione sociale e da condizioni di vita adeguate per la propria personalità e singolarità genetica, proviene da una conoscenza interdisciplinare che rende obsoleti gli ambiti disciplinari chiusi. Competenze e pratiche interdisciplinari hanno come sbocco inevitabile la costituzione di equippes ad alto gradiente collaborativo, forme associative estranee alla nostra cultura accademica. Frattanto nelle nostre università i rari professori anglofoni ed informatizzati, nel loro isolamento olimpico, fanno fatica a tenersi al passo e continuano ad usare internet su linee telefoniche intasate ed a bassa velocità.

La prima omissione é che, come tutti sanno, in tutto il mondo ed anche in Italia, le medicine non convenzionali, alternative e complementari nascono, tradizionalmente, in ambito non medico e sono praticate, in prevalenza, da non medici, con un coinvolgimento di operatori e pazienti ed una spesa privata quasi pari a quella delle cure convenzionali.
Riconoscendo questa realtà di fatto, varie Regioni italiane hanno legiferato in materia riconoscendo varie figure professionali non mediche afferenti alla medicina non convenzionale. Tra queste la regione Emilia Romagna con legge 15/2/2005 che riconosce la professione di Naturopata.

Un altra omissione, nei tentativi disperati di appropriazione monopolistica del settore, è nei confronti delle indicazioni dell'Organizzazione Mondiale della Sanità - O.M.S. che invita da tempo il mondo accademico alla formazione, all'informazione ed alla valorizzazione sia delle professioni mediche che di quelle non mediche sulle medicine complementari ed alla collaborazione fra i due settori.

In queste nostrane lotte tra bande e regioni e tra regioni e stato centrale, come risponde il pubblico italiano?

Come è tradizione storica tende a dissociarsi dal suo ambiente limitrofo e chiede soccorso allo straniero. Sviluppa la convinzione non del tutto infondata che qui da noi non ci siano le condizioni perché si possano produrre competenze e conoscenze valide e contribuisce all'ulteriore desertificazione del territorio evitando ciò che gli é vicino: valorizza tutto ciò che viene dall'estero e scopre anche il turismo della salute, diventando consumatore di tutto ciò che viene da realtà anche esotiche, purché lontane.

Ma per ritornare ai fondi per la ricerca in Campania, chi ha la temerarietà di fornire delle risposte ad i seguenti interrogativi e di prendersene la responsabilità per le inevitabili conseguenze?

Se è vero che in alcuni trends, spesso negativi, l'Italia è all'avanguardia nel mondo e la Regione Campania è all'avanguardia tra le regioni d'Italia, questo stanziamento di tre milioni di euro per la ricerca non convenzionale è sufficiente a trasformare il golfo di Napoli nella Silicon Valley della Medicina non Convenzionale?

Possiamo prefigurare l'ASL Napoli 1 ed il centro Reiki di Arzano confrontarsi sullo stesso piano scientifico con l'Università di Stanford e con il Mental Research Institute di Palo Alto?

In Italia ed in Campania in particolare esistono già in campo medico professionalità nel settore medicina non convenzionale adeguate e presentabili secondo gli standard internazionali?

In caso positivo, a chi spetterà il compito dell'organizzazione e della valorizzazione di queste professionalità?

Dove e come si sono formate queste professionalità considerato che le discipline relative finora non sono state materia universitaria e sono state fino ad ieri considerate non valide dalla medicina ufficiale?

I fondi saranno assegnati ai progetti più avanzati secondo gli standard della ricerca?

I componenti della commissione regionale, incaricata di operare la scelta tra i progetti di ricerca a cui assegnare i fondi, dove e come hanno costruito la loro competenza nel design della ricerca sperimentale in medicina complementare, alternativa e tradizionale, secondo gli standard internazionali ed i criteri delineati dal NCCAM?

Ed infine, chi è in grado di garantire che le ricerche delle ASL e delle università campane, in partnership con istituti privati di medicina complementare, miglioreranno qualità della vita e salute in Campania e saranno pubblicate per esempio accanto a quelle del Department of Complementary Alternative Medicine dell'University of California Los Angeles - UCLA, nelle riviste scientifiche accreditate internazionali?


RAFFAELE CASCONE