Medicina complementare, integrativa e tradizionale

La Medicina complementare tra balcanizzazione e Trattato di Roma

di Raffaele Cascone

Scatenate dal piano strategico 2002-2005 dell'organizzazione mondiale della sanità per la medicina tradizionale, complementare ed alternativa, e dalla legge regionale piemontese 24 Ottobre 2002, che riconosce la distinzione tra il campo convenzionale e quello complementare, negli ultimi giorni è in corso un accelerazione ed un intensificazione, senza precedenti nella storia italiana, della vita finora letargica, di quella lobby inafferrabile e ubiquitaria, perché a composizione verticale, orizzontale e trasversale, che persegue il fondamentalismo e l'immobilismo, allorché la posta in gioco è il mercato della salute.
Indubbiamente la lobby fondamentalista sulla quale piovono i primi sassi dalla montagna che comincia a franare, ha questa volta tutte le ragioni per darsi da fare: la legge piemontese riconoscendo che le cure complementari possono venire elargite da due categorie distinte, quella dei medici e quella degli operatori non medici, apre alla libera scelta da parte del mercato. Se il cittadino non è un masochista praticante e se la sempre presunta ignoranza del cittadino non è irreversibile, nel senso che se è un cretino può sempre informarsi, nel cercare sollievo per il suo mal di schiena ci si aspetta che premierà con la sua scelta la figura professionale che lo sistema non quella che glielo aumenta.
Inoltre se la legge riconosce le scuole private, sarà ancora una volta il mercato a premiare i migliori formatori e gli operatori più preparati ed efficaci.
In un convegno che si è appena concluso, organizzato dalla Regione Toscana e dal Comune di Rosignano, l'onorevole Lucchese ha chiesto alle regioni di operare una moratoria nel legiferare a livello regionale e di contribuire, invece, alla stesura di un testo unico per un iter parlamentare. In risposta, l'assessore alla politiche della salute della Toscana, Enrico Rossi, devotamente, ha sospeso la procedura che avrebbe portato ad una legge Toscana sulla materia.
L'oggetto del contendere prioritario, perché dalla sua conquista dipende tutta l'impostazione delle fasi successive, è quello della formazione: se si riconosce che per tradizione, la medicina complementare è stata praticata ed insegnata in istituzioni private ed extrauniversitarie, allora la formazione in medicina complementare è di tipo professionale. In questo senso il volere istituire una laurea universitaria in Medicina Complementare, di colpo cancella la tradizione, se ne appropria "a divinis", e trasferisce le competenze e le titolarità a chi non le possiede ovvero all'Università.
Il mantenimento di due campi distinti, fissato dalla legge piemontese, quello della medicina complementare esercitata da medici, preparati all'università o in istituti privati, e quello delle discipline complementari esercitate da operatori non medici, formati nelle scuole private tradizionali, garantisce invece libertà e varietà, possibilità di sviluppo, ricerca, competitività creativa.
Ma l'assetto prefigurato dalla legge piemontese è in rotta di collisione con gli interessi delle lobby fondamentaliste corporative, il cui obbiettivo, ottimo per farci arretrare rispetto ai partners europei nella solita autarchia all'italiana, è aumentare i controlli e ridurre la varietà, contro le tendenze di mercato, contro il trattato di Roma U.E. sulla libera circolazione delle professioni in Europa, contro le opportunità offerte della globalizzazione e contro il piano strategico dell'Organizzazione mondiale della sanità.
Come avevamo previsto, con l'entrata nella materia delle istituzioni internazionali, in Italia la questione "medicina complementare nel futuro sistema della salute" è entrata nella fase della balcanizzazione: ogni etnia locale, con varie alleanze capillari nazionali ed internazionali, in lotta contro tutte le altre, mentre le istituzioni sopravvissute tentano delle soluzioni impiantando dei colpi di mano.
Ciò, come sempre, danneggia ed impedisce di occuparsi, come si è fatto da tempo negli Stati Uniti, nel Regno Unito e nel Nord Europa, delle questioni che contano, innanzitutto l'impostazione della ricerca ­ secondo i criteri fissati dal National Complementary Alternative Medicine di Washington la definizione di standard di qualità, di programmi adeguati, di inserimento della medicina complementare nella clinica, di controlli e verifiche di qualità incrociati tra medicina complementare e medicina convenzionale.