Scatenate dal piano strategico 2002-2005 dell'organizzazione
mondiale della sanità per la medicina tradizionale, complementare
ed alternativa, e dalla legge regionale piemontese 24 Ottobre
2002, che riconosce la distinzione tra il campo convenzionale
e quello complementare, negli ultimi giorni è in corso
un accelerazione ed un intensificazione, senza precedenti nella
storia italiana, della vita finora letargica, di quella lobby
inafferrabile e ubiquitaria, perché a composizione verticale,
orizzontale e trasversale, che persegue il fondamentalismo e l'immobilismo,
allorché la posta in gioco è il mercato della salute.
Indubbiamente la lobby fondamentalista sulla quale piovono
i primi sassi dalla montagna che comincia a franare, ha questa
volta tutte le ragioni per darsi da fare: la legge piemontese
riconoscendo che le cure complementari possono venire elargite
da due categorie distinte, quella dei medici e quella degli operatori
non medici, apre alla libera scelta da parte del mercato. Se il
cittadino non è un masochista praticante e se la sempre
presunta ignoranza del cittadino non è irreversibile, nel
senso che se è un cretino può sempre informarsi,
nel cercare sollievo per il suo mal di schiena ci si aspetta che
premierà con la sua scelta la figura professionale che
lo sistema non quella che glielo aumenta.
Inoltre se la legge riconosce le scuole private, sarà
ancora una volta il mercato a premiare i migliori formatori e
gli operatori più preparati ed efficaci.
In un convegno che si è appena concluso, organizzato
dalla Regione Toscana e dal Comune di Rosignano, l'onorevole Lucchese
ha chiesto alle regioni di operare una moratoria nel legiferare
a livello regionale e di contribuire, invece, alla stesura di
un testo unico per un iter parlamentare. In risposta, l'assessore
alla politiche della salute della Toscana, Enrico Rossi, devotamente,
ha sospeso la procedura che avrebbe portato ad una legge Toscana
sulla materia.
L'oggetto del contendere prioritario, perché dalla
sua conquista dipende tutta l'impostazione delle fasi successive,
è quello della formazione: se si riconosce che per tradizione,
la medicina complementare è stata praticata ed insegnata
in istituzioni private ed extrauniversitarie, allora la formazione
in medicina complementare è di tipo professionale. In questo
senso il volere istituire una laurea universitaria in Medicina
Complementare, di colpo cancella la tradizione, se ne appropria
"a divinis", e trasferisce le competenze e le titolarità
a chi non le possiede ovvero all'Università.
Il mantenimento di due campi distinti, fissato dalla
legge piemontese, quello della medicina complementare esercitata
da medici, preparati all'università o in istituti privati,
e quello delle discipline complementari esercitate da operatori
non medici, formati nelle scuole private tradizionali, garantisce
invece libertà e varietà, possibilità di
sviluppo, ricerca, competitività creativa.
Ma l'assetto prefigurato dalla legge piemontese è
in rotta di collisione con gli interessi delle lobby fondamentaliste
corporative, il cui obbiettivo, ottimo per farci arretrare rispetto
ai partners europei nella solita autarchia all'italiana, è
aumentare i controlli e ridurre la varietà, contro le tendenze
di mercato, contro il trattato di Roma U.E. sulla libera circolazione
delle professioni in Europa, contro le opportunità offerte
della globalizzazione e contro il piano strategico dell'Organizzazione
mondiale della sanità.
Come avevamo previsto, con l'entrata nella materia delle
istituzioni internazionali, in Italia la questione "medicina
complementare nel futuro sistema della salute" è entrata
nella fase della balcanizzazione: ogni etnia locale, con varie
alleanze capillari nazionali ed internazionali, in lotta contro
tutte le altre, mentre le istituzioni sopravvissute tentano delle
soluzioni impiantando dei colpi di mano.
Ciò, come sempre, danneggia ed impedisce di occuparsi,
come si è fatto da tempo negli Stati Uniti, nel Regno Unito
e nel Nord Europa, delle questioni che contano, innanzitutto l'impostazione
della ricerca secondo i criteri fissati dal National Complementary
Alternative Medicine di Washington la definizione di standard
di qualità, di programmi adeguati, di inserimento della
medicina complementare nella clinica, di controlli e verifiche
di qualità incrociati tra medicina complementare e medicina
convenzionale.